- Prima Tappa (da Imponzo a Illegio)
- Seconda Tappa (da Illegio a Tolmezzo)
- Variante panoramica impegnativa
- Terza Tappa (da Tolmezzo a Cesclans)
- Quarta Tappa (da Cesclans a Villa di Verzegnis)
- Quinta Tappa (da Villa di Verzegnis a Villa Santina)
- Sesta Tappa (da Villa Santina a Enemonzo)
- Settima Tappa (da Enemonzo a Socchieve)
- Ottava Tappa (da Socchieve a Forni di Sotto)
- Nona Tappa (da Forni di Sotto a Forni di Sopra)
- Decima Tappa (da Forni di Sopra a Sauris di Sotto)
- Undicesima Tappa (da Sauris di Sotto a Rifugio Tenente Fabbro)
- Dodicesima Tappa (da Rifugio Tenente Fabbro a Cima Sappada)
- Dodicesima Tappa - Variante
- Tredicesima Tappa (da Cima Sappada a Prato Carnico)
- Quattordicesima Tappa (da Prato Carnico a Ovaro)
- Quindicesima Tappa (da Ovaro a Ravascletto)
- Sedicesima Tappa (da Ravascletto a Sutrio)
- Diciassettesima Tappa (da Sutrio a Zuglio)
- Variante Breve
- Diciottesima Tappa (da Zuglio a Imponzo)
- Tappa Alternativa (tappe 16/17) (da Ravascletto a Zuglio)
Ottava Tappa
Tappa di media lunghezza, a tratti panoramica, che si sviluppa nella natura. Si cammina in una zona con alture boscose, traversando da oriente ad occidente e con qualche saliscendi oltre la sinistra orografica del Fiume Tagliamento. Sfruttando solo per brevissimi passaggi le strade asfaltate, il percorso si conclude forzatamente con l’arrivo sulla strada statale da dove, in assenza di sentieri percorribili agevolmente, si è costretti al trasporto con altri mezzi per raggiungere Forni di Sotto.
Riepilogo di tappa
| Punto di Partenza | Socchieve |
| Punto di Arrivo | Forni di Sotto |
| Difficoltà | Itinerario Turistico |
| Lunghezza | 10.2 km |
| Tempo di Percorrenza | 5 ore, 0 minuti |
| Ambiente | Bassa Montagna |
| Esposizione | Sud-Est, Sud, Ovest |
| Dislivello in Salita | 850 m |
| Dislivello in Discesa | 420 m |
| Riferimento Cartografico | Tabacco 13 (1:25.000), Tabacco 02 (1:25.000) |
| Sorgenti d'acqua | NO |
| Percorribile in bicicletta | SI |
| Percorribile a cavallo | SI |
| Presenza di una pieve | SI |
Descrizione percorso
Si esce dell’abitato di Socchieve, incamminandosi sulla destra verso il Torrente Lumiei e seguendo una stradina che ne supera il greto. Al vicino bivio si prosegue a destra fino al Casolare Dalchia, dove si abbandona la strada e si imbocca, ancora una volta deviando a destra, il sentiero con segnavia CAI 239.
Il sentiero sale sul costone est del Monte Corona e ne raggiunge la cima (742 m), poi si trasforma in mulattiera nella discesa verso ovest, fino ad incrociare la strada di servizio per il ripetitore TV. Si prosegue in discesa su quest’ultima, fino alla Forca di Priuso (654 m), dove si incrocia ed attraversa la strada regionale 552 (1 ora e 45 min). Continuando a seguire il segnavia CAI 239 si prosegue su una carrareccia, traversando in salita verso ovest fino in prossimità dello Stavolo Pantiana (1069 m; poco prima dello stavolo, dal parapetto sul Rio Festinias fenomeni di erosione e vista panoramica sulle Prealpi Carniche e la valle del Rio Nero).
Qui si abbandona la strada e si prosegue su sentiero per raggiungere la spalla del Monte Pelois (1160 m, ore due). Ora ha inizio la discesa, che si svolge lungo il crinale del Monte Jof, passando per la radura e la Baita San Jôf (ben visibile il tracciato della vecchia pista di discesa).
Dopo circa un chilometro e mezzo ci si immette su una strada che si segue verso destra (curando di tenere sempre la destra ai due bivii che si incontrano) per scendere dopo undici tornanti fino al piazzale della dismessa seggiovia (832 m, 1 ora e 15 min) all’altezza della SS 52 Carnica. Da qui al vicino Albergo Tinisa e quindi in automobile o bus navetta fino a Forni di Sotto.
Pieve di Santa Maria del Rosario
La Pieve, che ora porta ora il titolo di Santa Maria del Rosario, discende secondo alcuni studiosi (come il Biasutti) da una primitiva matrice intitolata a San Lorenzo e ubicata in Vico.
La sede plebanale sarebbe passata sul colle di San Martino, intitolata a quel santo, in epoca longobarda (sec. VII – VIII). Sarebbe poi stata dedicata a Santa Maria al momento della sottomissione all’abbazia di Santa Maria di Sesto al Reghena (nel 778), per giungere poi alla titolazione attuale di Santa Maria del Rosario.
La storia della Pieve è caratterizzata dalle diatribe che nel Basso Medio Evo sorgevano periodicamente tra la chiesa matrice e l’unica filiale di Forni di Sopra, che male sopportava la propria condizione subordinata al pievano residente a Forni di Sotto. Questa subordinazione fu peraltro sempre ribadita dalla curia patriarcale. Solo dopo i ricorsi al Patriarca, e persino al Papa, si giunse, alla fine del sec. XV, ad una effettiva indipendenza di Forni di Sopra, col riconoscimento di tutti i diritti di cui gode una parrocchia ovvero del battistero, del cimitero, di un clero locale con diritto di quartese e dell’esenzione da obblighi nei confronti della matrice Forni di Sotto.
Informazioni aggiuntive
Appena fuori dal paese si attraversa il torrente Lumiei, sulle cui sponde cresce una vegetazione golenale con salice, ontano bianco e pino silvestre. Dopo aver attraversato il torrente si prosegue su strada asfaltata costeggiata da prati ricolonizzati da nocciolo, frassino e acero, mentre prati falciati contornano i Casolari Dalchia. Lungo la salita verso il Monte Corona la vegetazione arborea cambia a seconda dell'esposizione del versante. Si tratta in parte di aree un tempo coltivate e ora ricoperte, a sud, da carpino nero e, a nord, da faggio e carpino bianco. Tra il Monte Corona e la Forca di Priuso si attraversano faggete miste a pino silvestre e orniello alternate a prati stabili e pascoli. Lungo la pista forestale che porta in salita verso Stavolo Pantiana si attraversa una faggeta mista a pino silvestre, acero, rovere, carpino nero, orniello e nocciolo. Nel sottobosco fioriscono la lattuga montana, felci, poligala, globularia, elleborina bianca e epimedio. Lungo il sentiero che porta in cresta, tra il Monte Pelosi e il Monte Jòf, si passa su ex prati e pascoli rimboschiti in parte da pino silvestre e abete rosso e in parte da faggio. L'esposizione a sud del versante favorisce una vegetazione termofila con una buona presenza del carpino nero e rododendro irsuto nel sottobosco. Sulla pista forestale di esbosco del Monte Jòf si attraversano prati abbandonati e rimboschiti a pino silvestre e abete rosso. Scendendo sul versante nord del monte verso il piazzale di Cima Corso si notano aree popolate da faggio con acero, nocciolo e salicone e alternanza con alcune radure a prato falciato. Nel sottobosco crescono la lonicera e il lampone. La fauna presente è formata da ungulati come cervo e capriolo e dalla lepre, mentre l'avifauna annovera galliformi alpini come il francolino di monte e il gallo cedrone. Meritano una visita naturalistica le zone umide di Cima Corso salvaguardate a biotopo.
Poco o nulla rimane oggi dell’edificio originario della Pieve di Santa Maria del Rosario. Il 26 maggio 1944 venne infatti incendiato e raso al suolo l’intero paese dall’esercito tedesco, per rappresaglia contro i partigiani.
La chiesa, che prima di essere distrutta presentava un aspetto settecentesco, venne ricostruita nel 1953 sulle fondamenta della precedente, ma gli arredi e le suppellettili ecclesiastiche sono andati quasi tutti perduti, tranne l’altare del Settecento
(Vai Alla Pagina).
Al suo interno sono però custoditi una statua della Madonna del Rosario di Domenico Mioni da Tolmezzo (ca. 1485)
(Vai Alla Pagina) e un altare ligneo seicentesco di Gerolamo Comuzzi da Gemona del Friuli, con le statue di San Lorenzo e Sant’Osvaldo
(Vai Alla Pagina) - quella centrale della Madonna è stata rubata - che provengono dalla chiesa di San Lorenzo.
Quest’ultima chiesa, che si trova in località Las Cluses, vale sicuramente una visita per la presenza di un bellissimo ciclo di affreschi realizzati alla fine del Quattrocento da Gianfrancesco da Tolmezzo.
Orari delle Liturgie:
Festive: ore 08.00 e 11.00
Feriali: invernali, ore 17.15; estive, ore 20.00
Solennità patronale: Beata Vergine del Rosario, prima domenica di ottobre, ore 08.00 e 11.00, (con processione).
Possibilità di celebrazione: nella Pieve si può celebrare, previo accordo col pievano.
Custode-referente: Dorigo Anna Maria tel. 345 8424583.



































