Cammino delle Pievi

Natura, storia, arte e spiritualità in Carnia

Diciassettesima Tappa

L’itinerario proposto, che richiede un certo impegno per il dislivello che propone in salita, offre l’opportunità di portarsi in quota per abbracciare con lo sguardo il bacino dell’alto corso del Torrente But, un tempo lago di sbarramento causato dalla frana del Monte Cucco. Il panorama è aperto verso le Alpi Carniche Orientali.

Riepilogo di tappa

Punto di Partenza Sutrio
Punto di Arrivo Zuglio
Difficoltà Itinerario Escursionistico
Lunghezza 10 km
Tempo di Percorrenza 6 ore, 0 minuti
Ambiente Media Montagna
Esposizione Est, Nord, Sud Est
Dislivello in Salita 920 m
Dislivello in Discesa 700 m
Riferimento Cartografico Tabacco 09 (1:25.000)
Sorgenti d'acqua SI
Percorribile in bicicletta SI
Percorribile a cavallo SI
Presenza di una pieve SI

Descrizione percorso

Da Sutrio si sale in direzione sud verso la chiesa di Ognissanti e si scende lungo la strada comunale superando l’abitato di Priola e giungendo a Noiariis (557 m, 40 minuti). Alla piazzetta del paese si abbandona la strada comunale e si prosegue a destra su una stradina (segnavia CAI 159). Dopo circa  un chilometro (al bivio a sinistra) la strada si trasforma in una mulattiera che sale fino alla Malga Dauda (1413 m, 3 ore).


 


Dalla malga si scende a sinistra seguendo una pista forestale (segnavia CAI 157) e ai due bivi che si incontrano si tiene la sinistra. A cento metri dal secondo bivio, in curva, si lascia la strada per seguire sulla destra il sentiero che porta alle prime case di Fielis (820 m, 1 ora e 45 minuti). Attraversato il paese per circa cento metri in direzione sud, si tiene la sinistra e pochi metri dopo, all’altezza di un tornante, si lascia la strada per seguire il sentiero che scende alla Polse di Cougnes (730 m). Di qui proseguendo su strada, si raggiunge in pochi minuti la Pieve di San Pietro (749 m, 35 minuti).

Pieve di San Pietro

Non è possibile stabilire con precisione l’istituzione della Pieve di Zuglio. Le vicissitudini della sua fondazione si collegano a quelle della travagliata vicenda conclusiva dell’ Episcopato paleocristiano di Zuglio (la cittadina romana di Iulium Carnicum), attivo tra il IV e l’VIII secolo. Alcuni studiosi pensano che l’Episcopato, in tempi in cui fu esposto alle invasioni barbariche, dovette sostare in sedi succursali, come Cavazzo o Invillino/Cuel di Cjuce, ancor prima di concludere la sua parabola nella Cividale longobarda. D’altra parte in quei frangenti era sicuramente rimasta a Zuglio una precaria organizzazione di cura d’anime, che si configurò pienamente in pieve quando i vescovi di Julium Carnicum si trasferirono definitivamente a Cividale (Forum Julii).



La Pieve di Zuglio nasce anche con lo scopo di preservare dal totale abbandono la culla dell’episcopato. Infatti ereditò da quest’ultimo una tipologia istituzionale che la distingue da tutte le altre pievi della Carnia. La Pieve di San Pietro fu retta da un Capitolo di otto canonici, che dimoravano accanto al Preposito in edifici appositamente costruiti presso la chiesa matrice in cima al colle. Due di questi, a turno, scendevano a valle nei giorni feriali per il servizio pastorale e ritornavano a San Pietro la domenica, guidando i fedeli visitati alla Messa.



Questa insolita e originale tradizione cultuale, segnata da faticose salite, ma anche da gioiosi incontri, andò lentamente perdendo la sua tenuta tra il XIV e il XV secolo. L’incremento della popolazione nelle comunità di valle e l’esigenza di ottenere un proprio curato in loco portarono alla nascita di parrocchie. La forte esperienza maturata nei secoli ha però lasciato in tutte le parrocchie filiali ancora oggi un forte senso di appartenenza, come dimostra il rito del Bacio delle Croci, cerimonia che si tiene ogni anno nel giorno dell’Ascensione.


 

Informazioni aggiuntive

Uscendo dall’abitato di Noiariis, ai lati della strada ci sono prati in parte coltivati, in parte abbandonati e ricolonizzati da nocciolo, noce, alberi da frutto e ontano bianco, indicatore di terreni umidi. Imboccato il sentiero CAI 162 si passa in un bosco di abete rosso.
Dopo il cimitero della chiesa di San Nicolò e lungo il Rio Randice si attraversa un popolamento di nocciolo e ontano. Nel tratto successivo e fino alla chiesa dello Spirito Santo si il cammino si svolge tra aree un tempo coltivate, prati, qualche terrazzamento in parte popolato da alberi da frutto, in parte ricolonizzato dal nocciolo.

Raggiunto lo stabilimento termale ci si trova nella zona golenale del fiume But con una vegetazione di robinia, ontano bianco, salice e qualche abete rosso. Nell’area del campo sportivo si costeggia un bosco con abete rosso, nocciolo ai margini e qualche raro pino silvestre con viburno e corniolo nel sottobosco.
Imboccato il sentiero in salita si attraversa un bosco misto di latifoglie con noce, frassino, sambuco, olmo, castagno, carpino nero e abete rosso. Nelle zone più fresche si trovano anche qualche abete bianco e faggi. Il sottobosco è caratterizzato a tratti da un’evidente copertura di edera lasciando spazio anche a ciclamini, felci, anemone trifolia, veronica e adenostile. Sulla destra scende il conoide del Rio Squasse con evidenti affioramenti di calcare e un terreno più asciutto sul quale crescono il pino nero, qualche raro larice e graminacee nel sottobosco.

Il sentiero sfocia poi nel Plan da vincule antistante la Pieve di San Pietro, pianoro circondato da ex coltivi ricolonizzati a sinistra da un rimboschimento di abete rosso e a destra da un bosco misto di latifoglie con tiglio, noce, frassino, acero, ciliegio e abete rosso.

I documenti parlano dell’esistenza di un edificio di culto in questo sito già nel IX secolo, ma l’ architettura della chiesa di San Pietro e la sua pianta ad aula unica risalgono al 1312.

Nel corso dei secoli l’edificio gotico subì diversi rimaneggiamenti, soprattutto al suo interno, ed è a questo succedersi di interventi che si deve il suo impianto asimmetrico. In epoca rinascimentale (1493) il capomastro di Bolzano, Honz Stau Melz, aggiunse una navata a sud, ricavò lo spazio per il pulpito e costruì la scala e la sagrestia superiore. Altre aggiunte e modifiche ebbero luogo nel Seicento e nel Settecento.

All’interno si possono vedere diverse opere d’arte. L’altare maggiore (1494) dello scultore e intagliatore friulano Domenico Mioni da Tolmezzo (1448-1507), è stato purtroppo defraudato nel 1970 e nel 1981 delle statue originali - quelle visibili sono copie. Ma la bellezza della struttura del polittico - diciotto statue disposte su tre livelli con i quattro Padri della Chiesa, gli Apostoli, la Madonna con il Bambino e San Pietro al centro -, con il suo fastoso coronamento a gugliette, angeli e elementi vegetali è ancora apprezzabile 5417967117(Vai Alla Pagina).

Gli affreschi cinquecenteschi (1582) - Evangelisti 5417967421(Vai Alla Pagina), Profeti, Sibille 5417967979(Vai Alla Pagina) e Padri della Chiesa 5417967729(Vai Alla Pagina) nella volta, Scene Evangeliche nelle pareti - sono di Giulio Urbanis. Del Cinquecento sono anche l’altare (1590) della Madonna del Rosario del pittore e intagliatore Gian Antonio De Agostinis, l’altare di Sant’Antonio Abate (1550), attribuito a Gian Domenico Dall’Occhio di San Vito al Tagliamento e il grande Cristo Crocifisso di quasi due metri sospeso sull’architrave dell’arco principale, di bottega tedesca 5418570936(Vai Alla Pagina).

L’elegante fonte battesimale in pietra rossa, opera di un artista locale, è del 1695. Sono del Settecento un pregevole dipinto con la Consegna delle chiavi a San Pietro, del carnico Francesco Pellizzotti (1740 - 1818) e la scala in noce che porta alla sagrestia superiore.

Orari delle Liturgie:


nel periodo estivo la chiesa è aperta tutti i giorni dalle ore 09.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00.


Referente: Don Pietro Degani tel. 0433/92018 (ore pasti)