Cammino delle Pievi

Natura, storia, arte e spiritualità in Carnia

Diciottesima Tappa

Il percorso proposto per questa tappa porta alla conoscenza della Val Pontaiba e dell’alta Val d’ Incaroio, due valli che, oltre ad offrire un ambiente naturale incontaminato e ben curato, permettono di attraversare paesini e borgate che fanno vivere momenti di “Carnia antica”.
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Riepilogo di tappa

Punto di Partenza Treppo Carnico
Punto di Arrivo Dierico di Paularo
Difficoltà Itinerario Turistico
Lunghezza 15 km
Tempo di Percorrenza 5 ore, 0 minuti
Ambiente Bassa Montagna
Esposizione Ovest, Sud, Est
Dislivello in Salita 452 m
Dislivello in Discesa 450 m
Riferimento Cartografico Tabacco, foglio 09
Sorgenti d'acqua NO
Percorribile in bicicletta NO
Percorribile a cavallo NO
Presenza di una pieve NO
Scarica la mappa in versione stampabile (PDF) Scarica il tracciato GPS (KML)

Descrizione percorso

Dalla parrocchiale di Treppo Carnico si sale leggermente a sinistra (1) e si prosegue in leggera salita sino ad una piazzetta quasi alla fine del paese; si sale per portarsi al lato destro della stessa, dove ha inizio il ripido sentiero (1a) che fa prendere rapidamente quota. Incontrata una strada asfaltata, si prosegue a destra per poche centinaia di metri sino all’altezza di una casa e al tornante sottostante si scende a sinistra per pochi metri per superare il ponte sul Rio Mauràn (1b) ed iniziare la seconda ripida salita. Al termine dello sterrato si prosegue a sinistra  su strada asfaltata per salire agli abitati di Tavella, Tausia, Murzalis e portarsi a Ligosullo, che si attraversa lungo la sua stradina centrale. Al termine dell’abitato ci si trova in un ampio tornante caratterizzato da murales raffiguranti dei ciclisti e si sale per poche decine di metri sino ad incontrare sulla destra una scala metallica (2) che permette di scendere per portarsi all’inizio di un sentiero. Circa novecento metri di cammino all’ombra di una fitta vegetazione arborea e ci si riporta sulla strada provinciale poco prima della stele al ciclista sita a Forc. di Lius. Ad un vicino bivio si lascia l’asfalto per proseguire a sinistra lungo la pista forestale (2a) e, tralasciando due bivi ed un sentiero che si incontrano sulla destra, dopo poco più di due chilometri di cammino all’ombra di maestosi abeti bianchi e abeti rossi, si inizia la discesa verso il fondovalle seguendo sulla destra (3) una strada a tratti cementata. Pochissime centinaia di metri e, ad un tornante, si abbandona la strada (3a) per proseguire sul sentiero che ha inizio in prossimità di uno stavolo. Prestando  parecchia attenzione alla segnaletica (giallo-bianco), e seguendo anche alcuni bollini rossi, ci si porta a monte di uno stavolo e da qui su un panoramico costone che permette di ammirare appieno la bellezza della conca di Paularo con la superba visione del versante nord del monte Sernio. Siamo ora su prati sfalciati. Passati fra due stavoli quasi attaccati, ci si porta in prossimità di un ruscelletto e si scende per un po’ costeggiandolo sino all’altezza di un capanno per proseguire in diagonale sulla sinistra in direzione di uno stavolo ben riconoscibile dalle imposte verdi. Ora si prosegue su sterrato sino ad incontrare la vicina strada comunale che si segue sulla destra per pochissimo sino ad un tornante dove, ancora sulla destra, si riprende il sentiero che scende nell’abitato di Villamezzo (3b). Giunti all’altezza della chiesetta a pianta ottagonale “S.Maria di Loreto” (1720), si scende per circa cento metri e poi si prosegue a destra per continuare a scendere sino a portarsi nella piazza del municipio di Paularo (4), che si trova poco oltre il ponte sul T. Chiarsò. Si continua a scendere e quasi al termine del lungo rettilineo si prosegue a sinistra seguendo le indicazioni per Dierico, che si raggiunge (5). con breve salita dopo aver superato la zona sportiva.
                                     La  “Mozartina”
Giunti a Paularo, si consiglia vivamente la visita alla Mozartina, collezione di strumenti  musicali antichi curata dal prof. Giovanni Canciani e ospitata a Palazzo Scala, nella frazione di Villamezzo. Visite su prenotazione.
“Il percorso espositivo si dipana lungo varie sale. Gli strumenti esposti nella “sala dell’organo Testa”  rappresentano una sintesi di tutti gli strumenti a tastiera. Accanto al clavicembalo, al pianoforte e ad alcune cetre troviamo l’organo Testa, databile verso il 1650, uno strumento detto “ad ala” per la particolare disposizione delle 320 canne che ricordano due ali di uccello chiuse. Nella “sala carnica”  si possono ammirare, tra gli altri, un raro pianoforte da tavolo Kaeferle dell’ottocento e  il pianoforte Kriegelstein, di notevole pregio per le innovazioni apportate alla meccanica e alla struttura portante. Al piano superiore troviamo la “saletta dei concerti” dove fanno bella mostra di sè un pianoforte Lipp, la cui storia sfuma nella leggenda, due armonium e una vasta raccolta di pianete del Seicento e Settecento, la “stanza del compositore” con un pianoforte Erard, la marca preferita da Beethoven e la “sala del Genovesino” dove sono conservati due dipinti del Cinquecento attribuiti a Luigi Miradori, detto il “Genovesino” e a Gioacchino Asseretto. Alle pareti sono appesi strumenti dell’Ottocento. Stampe e manoscritti di notevole pregio arricchiscono l’intera collezione.
Per informazioni rivolgersi alla “Mozartina (0433.70162//328.4186585) o all’ufficio CarniaMusei (0433.487779   ).

Informazioni aggiuntive

Da Treppo Carnico (1) a Ligosullo (2), data la frequente presenza di abitati, si attraversano terreni posti a coltura, prati sfalciati e con alberi da frutta spesso non curati, prati incolti, con noccioli che colonizzano quelli più lontani dagli abitati; sono presenti anche il faggio, l’abete rosso, il carpino nero, il frassino maggiore e l’orniello.
Dall’abitato di Ligosullo, lungo lo stretto ma agevole sentiero (2) che permette di superare una zona limitrofa al paese, si attraversano in alternanza pascoli ben tenuti, frutteti di meli e peri per lo più abbandonati a se stessi, prati in parte falciati in parte coltivati, altri incolti che si stanno rimboschendo ad opera di noccioli, salici, ontani, sambuchi, frassini e noci. Qua e là danno bella mostra di sè vecchie piante di ciliegio e di pero. A testimonianza dell’origine prativa dei terreni sotto giovani piante di abete rosso, larice, faggio, acacia, nocciolo e frassino, ma anche di maestosi esemplari di abete rosso, in primavera si possono trovare i profumatissimi fior di stecco, la pulmonaria, l’anemone hepatica nobilis. Nel breve tratto in bosco si vedono sui tronchi dei segni di confine di colore rosso, ad indicare la proprietà privata, e giallo-rosso ad indicare quella pubblica.
Un piccolo lariceto indica il termine del sentiero e l’arrivo sulla strada provinciale che presenta a monte una pecceta ed a valle un bosco misto. In questo tratto di percorso si osserva in modo molto evidente la friabilità del terreno (si tratta di gessi e di arenarie) che costituisce un serio problema per gli abitanti di Ligosullo, che vedono la terra sotto i loro piedi scivolare lentamente verso valle. 
In forcella Liuš, in tarda primavera-inizio estate si possono ammirare i prati pascolati tappezzati di gialli ranuncoli nitrofili, sintomo dell’eccessiva quantità di azoto nel terreno, e prati incolti punteggiati qua e là dalla presenza del giglio rosso. 
Lasciata una piccola piantagione di acero, ci si incammina lungo la pista forestale di Liuš  (2a) che, fra ontani e salici da un lato e vecchi meli e prati in via di imboschimento dall’altro, conduce ai meravigliosi boschi di abete rosso e bianco di proprietà dei comuni di Ligosullo e Paularo. Da qui in poi, lungo tutto il tratto di pista forestale si incontrano alternativamente abieto-peccete e piceo-abieteti, in base alla prevalenza dell’uno o dell’altro: Abies alba  (abete bianco) nelle zone più ombrose e umide, Picea excelsa (abete rosso) nelle zone esposte al sole. Qua e là troviamo alcuni esemplari di faggio e di larice, mentre ai lati dei ruscelli crescono il salice, l’ontano e il pioppo tremolo. Di gran pregio le stupende piante di abete bianco che ci sovrastano e che, nonostante le straordinarie dimensioni, sono perfette, senza alcun difetto, diritte e senza nodi. Non meraviglia sapere che provengono dai boschi di Paularo le sementi di abete bianco utilizzate per tutto il materiale vivaistico della Regione Friuli V.G.. Il soprassuolo risulta molto irregolare, con rinnovazione abbondante, a testimonianza del buon metodo di taglio utilizzato, ispirato alla selvicoltura naturalistica. A primavera inoltrata il sottobosco offre il profumatissimo fior di stecco, numerose petasites, primule, pulmonarie e anemoni; in estate troveremmo anche margherite, fragoline e orchidee; in autunno funghi buoni, tossici e velenosi. Nel fango si possono osservare le tracce del cervo e del capriolo, ma nel bosco vivono anche volpi e mustelidi; fra i rami cantano cince, fringuelli, lucherini e ciuffolotti; dei “colpi di martello” fanno sentire il picchio che cerca il cibo sul tronco di una pianta ammalata; alzando lo sguardo al cielo ecco alta la pioana e sulla strada pigne di abete ben rosicchiate testimoniano la presenza dello scoiattolo. 
Nella discesa (3) verso Villamezzo (3b) di Paularo (4), fra boschetti di un’età media più giovane, accanto ad abete rosso e bianco, crescono numerose latifoglie quali la quercia, il salice, l’ontano e il faggio. Poco oltre, i boschetti lasciano spazio a radure di prati incolti e di altri ben tosati dal pascolo delle pecore e delle vacche o dallo sfalcio periodico. I prati, orlati di betulla e pioppo tremolo, sono in parte adibiti a frutteti di melo, pero, noce e ciliegio. 
In primavera il sentiero si sviluppa fra violette, pratoline, non ti scordar di me, tarassaco e botton d’oro; in estate trovano posto anche margherite, centauree, gerani selvatici, salvia, fiori del poeta, prunelle, genziane, campanelle, orchidee. 

  • 29-09-2018 - Diciottesima tappa con accompagnamento spirituale
    Tipologia: Visita Guidata

    Sabato 29 settembre 2018 verrà percorsa la diciottesima tappa del Cammino delle Pievi, da Treppo Carnico a Dierico di Paularo, con animazione spirituale a cura dell'Arciconfraternita "Pieres Vives".


    Per ulteriori informazioni si veda l'allegato.


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